Manuela Giacobbi
ALESSANDRO LICATA
Inglese
ORGANISTA
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RICORDANDO IL MIO MAESTRO

Fernando Germani

È caratteristica dei grandi saper amministrare il tempo, i giorni della propria vita senza fretta e senza sprechi, senza che un solo istante venga speso, e quindi perso, in qualcosa di inessenziale. Ciò avviene quando si ha un'opera da compiere, che diventa, per scelta consapevole, l'obiettivo della nostra vita, e ne determina i percorsi, giorno dopo giorno.

Fernando Germani apparteneva a questa rara categoria di persone, e in effetti l'opera che ha lasciato, vorrei dire che ci ha lasciato, è immensa e straordinaria: l'interpretazione di un enorme repertorio, che comprende, solo per citare le cose più importanti, le integrali per organo di Bach, Frescobaldi, Franck, Reger, e tutta una serie di capolavori del repertorio antico, romantico e moderno, da Sweelinck a Liszt a Hindemith. Oltre, naturalmente, a uno stuolo di allievi, molti di statura internazionale, formati nei lunghi anni di insegnamento presso il Conservatorio e l'Accademia di S. Cecilia e l'Accademia Musicale Chigiana.

Chi non ha mai assistito ai suoi concerti non può avere idea dello straordinario effetto che il suo ingresso sul palcoscenico produceva nel pubblico, l'energia che emanava quando, raggiunto con passo veloce lo strumento amato, quasi ne fosse stato separato troppo a lungo, e volesse ricostituire una indissolubile felice unità, si avventurava con disinvoltura strabiliante e profondissima serietà in programmi da far tremare le vene e i polsi, passando da ineseguibili demoniaci virtuosismi a magici cantabili sospesi nello spazio e nel tempo.

Esigentissimo nell'insegnamento, e tuttavia assai rispettoso delle inclinazioni di ciascuno, dava enorme importanza allo studio del pianoforte, seguendo gli allievi ben oltre i programmi consueti, sino agli studi di Chopin e Liszt, e teneva moltissimo al cantabile, rivelando una profonda ascendenza con Johann Sebastian Bach, che - è appena il caso di ricordarlo - lo richiede espressamente nella prefazione delle Invenzioni a due voci.

In classe suonava volentieri, sia l'organo che il pianoforte, con nostra gioia e talvolta qualche avvilimento, per il livello davvero irraggiungibile. È un vero peccato che non vi siano registrazioni degli studi di Chopin: chi ha avuto la fortuna di ascoltarli ne serba una immagine indimenticabile.

Parafrasando Shakespeare potremmo chiederci: "ma cosa era lui per l'organo e l'organo per lui?". Raramente siamo spettatori di una così stretta e magica unità fra interprete e strumento, ma andremmo completamente fuori strada se, con occhio attuale, volessimo attribuirla ad una esasperata specializzazione, sorta di anticipo delle nostre abitudini accademiche e culturali. Fernando Germani era innanzi tutto un musicista, e questa era anche la massima attestazione di stima che potesse attribuire a un collega: "è un musicista". Nel suonare, faceva passare la sua tecnica strabiliante quasi inosservata, in primo piano c'era sempre la musica, la musica nella sua più intima essenza, l'organo e il pianoforte essendo soltanto strumenti per la musica.

Forse è proprio questa scelta rigorosa e consapevole che, paradossalmente, gli ha consentito di essere uno dei più grandi organisti di tutti i tempi.

Alessandro Licata

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